SCHOPENHAUER
Arthur Schopenhauer (1788–1860) è uno dei più importanti filosofi dell’Ottocento e rappresenta una figura centrale del pessimismo filosofico. La sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione (1819), riassume il nucleo del suo pensiero.
Secondo Schopenhauer, la realtà ha due aspetti fondamentali. Da un lato c’è il mondo come rappresentazione, cioè il mondo così come appare a noi attraverso i sensi e l’intelletto: tutto ciò che conosciamo è mediato dal soggetto conoscente. In questo punto egli riprende Kant, sostenendo che non possiamo conoscere le “cose in sé” tramite la ragione.
Dall’altro lato c’è il mondo come volontà, che costituisce l’essenza profonda della realtà. La volontà è una forza irrazionale, cieca e incessante che spinge tutti gli esseri a vivere, desiderare e lottare. Nell’uomo questa volontà si manifesta come desiderio continuo: una volta soddisfatto un bisogno, ne nasce subito un altro. Da qui deriva il pessimismo schopenhaueriano: la vita è inevitabilmente segnata dal dolore, mentre la felicità è solo momentanea o illusoria.
Un ruolo importante nel pensiero di Schopenhauer è occupato dall’arte. L’esperienza estetica permette all’uomo di sospendere temporaneamente il dominio della volontà. Contemplando un’opera d’arte, l’individuo smette di desiderare e diventa puro soggetto conoscente. Tra tutte le arti, la musica è considerata la più alta, perché esprime direttamente la volontà stessa, senza passare dalle immagini del mondo fenomenico.
Schopenhauer individua anche delle possibili vie di liberazione dal dolore: l’arte, la compassione morale (che attenua l’egoismo) e infine l’ascesi, cioè la rinuncia ai desideri e agli impulsi vitali. In questo ultimo aspetto si avverte l’influenza del buddhismo e delle filosofie orientali.
Il pensiero di Schopenhauer ha avuto una forte influenza su letteratura, psicologia e filosofia successive, da Nietzsche a Freud.
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